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Dal “driver only” al “taxi robot”

L’auto a guida autonoma è uno dei trend del settore automotive che acquisirà sempre maggior rilievo nei prossimi anni.

In realtà da tempo circolano numerosi veicoli dotati di livelli base di autonomia, ma è da poco che si stanno affacciando sulla scena quelli più avanzati (dove non serve mettere mano al volante, per intenderci). Anche nel Bel Paese, per esempio, sono cominciati i primi test.

In tanti sognano un prossimo futuro in cui basterà sedersi nell’abitacolo e dire al computer di bordo: portami a casa, per poi godersi un rilassante viaggio senza più semafori e traffico a cui badare.

Ma che cosa significa un auto con guida autonoma?
Un’auto a guida autonoma è un veicolo che utilizza una combinazione di sensori, telecamere, radar e intelligenza artificiale. Tecnologie per spostarsi tra diverse destinazioni senza necessità di intervento umano, su strade che non siano state pre-adattate allo scopo.

Nel mondo dell’automotive è stata adottata una scala di classificazione da 0 a 5 che permette di valutare il livello relativo di automazione di ciascun veicolo. Si parla anche di 6 livelli perché, appunto, il primo livello è lo 0.

Ma cosa sono questi livelli?
I 5 livelli della guida autonoma

Con l’affinarsi delle tecnologie a supporto del guidatore, è stata creata una scala che va dal livello 1 in cui i dispositivi di bordo si limitano a coadiuvare la guida umana (per esempio l’assistente di frenata), fino al livello 5 che rappresenta un veicolo capace di muoversi in totale autonomia, anche senza nessuno a bordo (pensiamo a dei taxi che possono spostarsi automaticamente per la città per raggiungere i clienti).
Con il Livello 3, quello ad oggi già abbastanza consolidato, il sistema è in grado di prendere il controllo del veicolo in condizioni d’uso specifiche, su determinate strade o a una certa velocità, mentre il conducente deve essere sempre presente e pronto a subentrare.

Uno degli esempi più importanti di come queste tecnologie possono salvare vite è rappresentato dall’assistente di guida che entra in azione quando per lungo tempo chi è al volante non interviene: tra il cruise control, la capacità di mantenere la distanza di sicurezza e di seguire le strisce delle corsie in autostrada molte macchine possono procedere per chilometri senza alcun intervento. I sensori dell’auto “avvertono” la prolungata assenza del guidatore e cominciano ad emettere segnali sonori proprio per ridestare un automobilista eventualmente addormentato. Alcune auto se non ricevono risposta in breve tempo, ipotizzano un malore del guidatore e si accostano autonomamente.

Un po’ d’Italia nella sfida del progresso
L’Automobile Club Italia, Aci, partecipa al progetto europeo PAsCAL (Public Acceptance of Connected and Autonomous vehicLes – Accettazione pubblica dei veicoli connessi e autonomi) che mira a sensibilizzare e preparare gli automobilisti europei all’avvento della guida autonoma.
L’Aci è impegnato, con tutta la sua esperienza, il suo know-how e le sue tecnologie, ad accompagnare gli automobilisti di oggi nella mobilità di domani”.
Ma gli italiani sono anche presenti con progetti di ricerca. Il Politecnico di Milano ha testato quella che si è rivelata l’auto autonoma più veloce al mondo, che ha raggiunto i 309,3 km/h. Si chiama PoliMOVE e ha toccato il record sul rettilineo della pista di atterraggio dello Space Shuttle al Kennedy Space Center della NASA di Cape Canaveral.

Insomma presto non solo eviteremo di guidare e stressarci nel traffico ma probabilmente andremo anche a vedere gare in cui a misurarsi su pista saranno solo le intelligenze artificiali, senza i piloti.

Cosa cambia con la modifica della conversione di Vienna?
La data del 14 luglio 2022 è quella dell’entrata in vigore delle modifiche alla Convenzione di Vienna sulla circolazione stradale, il trattato firmato nel 1968 a Vienna, sotto l’egida dell’ONU, che disciplina la circolazione stradale internazionale nella maggior parte dei Paesi del mondo, e a cui si ispirano e si adeguano le leggi nazionali che regolano la circolazione, incluso il nostro Codice della Strada. Ebbene il nuovo articolo 34-bis della Convenzione di Vienna stabilisce che “il requisito secondo cui ogni veicolo o combinazione di veicoli in movimento deve avere un conducente è considerato soddisfatto quando il veicolo utilizza un sistema di guida automatica” conforme a “regolamentazioni tecniche nazionali e a qualsiasi strumento giuridico internazionale applicabile” e “alla legislazione nazionale che disciplina il funzionamento”.

I prossimi step
L’Italia, che aderisce alla Convenzione di Vienna, sarà dunque chiamata ad adeguarsi alle nuove disposizioni, in particolare per quel che riguarda l’eventuale modifica dell’articolo 46 del nostro Codice della Strada in base al quale “si intendono per veicoli tutte le macchine di qualsiasi specie, che circolano sulle strade guidate dall’uomo”, nozione che ovviamente stride con il concetto di guida autonoma. Ma in realtà andrebbe rivisto un po’ tutto il Codice alla luce del progresso tecnologico avvenuto negli ultimi trent’anni, e dal ministero assicurano che stanno già muovendosi in tal senso.

Focus sul Decreto Smart Road
Il 28 febbraio del 2018 infatti il Ministero dei Trasporti ha emanato il D.M. n. 70 meglio noto come “Decreto Smart Road”  introducendo nuove regole per la sperimentazione di veicoli a guida autonoma su strade pubbliche. Il testo, oltre a identificare i veicoli driverless come dotati “di tecnologie capaci di adottare e attuare comportamenti di guida senza l’intervento attivo del guidatore, in determinati ambiti stradali e condizioni esterne”, ha istituito anche un apposito osservatorio tecnico mirato a coordinare le varie iniziative e sperimentazioni e, allo stesso tempo, a supporto di studi, ricerche e approfondimenti in particolare sul tema della sicurezza.

Vantaggi e rischi dell’auto a guida autonoma
Secondo il Dipartimento del Trasporto deli Stati Uniti, il 94% degli incidenti gravi è dovuto all’errore umano: i veicoli a guida autonoma possono dunque ridurre in modo sostanziale i danni e la perdita di vite umane. Altri vantaggi sono legati alla maggiore accessibilità e quindi alla libertà di movimento di cui potrebbero godere molte più persone, tra i quali disabili e anziani. Per non parlare della gestione ottimizzata del traffico, che ridurrebbe sia i tempi di percorrenza sia le emissioni.

D’altro canto, allo stato attuale ci sono diversi ostacoli da superare, sottolinea un Report di EY del 2021 sulla mobilità del futuro. In primis un tema etico: in alcune situazioni l’Intelligenza Artificiale potrebbe trovarsi a dover scegliere se preservare prima di tutto l’incolumità del passeggero o se minimizzare il rischio complessivo.

L’esempio che molti fanno: se un’auto a guida autonoma sta per investire un bambino, dovrà sterzare mettendo a rischio la sicurezza del guidatore o proseguire rischiando di ferire il bambino? Infine l’iperconnessione dei mezzi di trasporto pone una complessità significativa in termini di rispetto della privacy dei passeggeri e vulnerabilità ad attacchi malevoli, che possono arrivare fino al furto o al dirottamento del veicolo stesso. Sebbene queste incertezze rendano molto difficile fare previsioni affidabili, EY stima che nel 2030 il parco auto a livello globale potrebbe ospitare un veicolo autonomo su 10.



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